Addestramento

Non c’era scampo, si diventava grandi per forza

Per sfuggire alle grida, per essere forte

Essere fragile è un privilegio che non ho avuto

La paura non so cosa sia

Sono intollerante con chi ne ha

La tempra del guerriero che hai allenato da sempre

La mente che vola, il corpo che si forgia

Ci sono guerrieri e ci sono quelli che non sono nati per combattere

Possa tu riconoscere lo splendore che aleggia intorno ad essi

Possa tu fuggire la viltà

 

 

Capanna Margherita

E chi ci avrebbe mai creduto che quest’anno mi aspettava questa meravigliosa avventura!

Voi dovevate vedermi i giorni prima come stavo. Ero un mix di agitazione ed eccitazione, non stavo nella pelle. In realtà non sapevo se accettare all’inizio, se ne sarei stata all’altezza e poi ho pensato che ci sarebbe stato un solo modo per saperlo: andare.

E sabato mattina la sveglia, partiamo verso le 11.30 tanto ci sono poco più di due ore per arrivare a Steffal dove prendiamo la funivia fino a Indren e da lì un’ora di cammino per arrivare al rifugio Città di Mantova.

Eviterei di raccontare la parte in cui la signora della biglietteria mi prendeva in giro, ci penseranno i miei compagni di viaggio -_-

Alle 17 circa siamo su, abbiamo il tempo per goderci un po’ di sole e fare due chiacchiere. Alle 19 è fissata la cena, siamo affamati e sappiamo che le ore di sonno non saranno troppe e quindi benvenga!

Al mattino alle 4.30 dopo una super colazione e la preparazione, l’eccitazione e la paura vengono sostituiti dalla determinazione. Un solo obiettivo: arrivare.

Testa bassa e frontalina accesa, fa freddo fuori e bisogna muoversi il più possibile, perdiamo un po’ di tempo con le attrezzature e gli imbraghi, non ci eravamo organizzati benissimo ma servirà di lezione per le prossime volte.

Finalmente in cordata si inizia a salire sul ghiacciaio.

È ancora buio e si vedono le luci di quelli partiti prima lontane. Non parliamo un granché, fino alla vista del primo crepaccio, che spettacolo ragazzi!

Troviamo un buon ritmo e saliamo tranquilli, siamo larghi con i tempi ma non bisogna perdere minuti per il ritorno e il caldo che renderebbe più pericolosa la discesa. Tira tanto vento e i piedi non mi si scaldano per un bel po’. Ma lo spettacolo è sentirsi insignificante lì in mezzo a tutta quella natura. Immaginate a un certo punto il sole che spunta e il Monte Bianco tutto arancione.

Sono arrivata a pensare che stare in spazi ampi amplifichi la nostra visione della vita. Se stai in mezzo a cose grandi fai pensieri grandi.

Arriviamo al colle del Lys e da lì ammiriamo il Cristo delle Vette ma senza fermarsi troppo che siamo solo a metà percorso.

Facciamo una pausa più giù dove andiamo in discesa, abbandonando l’altitudine conquistata e più avanti la vediamo lassù in alto la Capanna Margherita, il rifugio più alto d’Europa ospitata da Punta Gnifetti.

Manca poco quindi ma dobbiamo rallentare che due compagne stanno soffrendo il Mal di Montagna, io per fortuna sto bene, non sento dolore ma non posso fermarmi a lungo pena fiatone e gambe corte.

Gli ultimi sforzi e finalmente arriviamo. Mamma che sogno, che emozione essere lì!

Tolti i ramponi e le corde entro nel rifugio, è meraviglioso il tepore lì dentro e facciamo due parole con persone incontrate: siamo uniti dalla stessa gioia. Sono euforica e rimasta sola con la mia tazza di the fumante mi godo il momento, c’è anche una piccola biblioteca in sala, non servirebbe nient’altro!

Ma ora, ammirato il mare di nuvole che é ai nostri piedi dobbiamo scendere, godere del momento e ammirare finalmente lo spettacolo con il Cervino che svetta, come una montagna disegnata da un bambino nelle sue perfezioni geometriche.

Che meraviglia, che fortuna che abbiamo avuto ad essere lì!

Grazie ai miei compagni di viaggio! (sir Ernesto, Smirma, Galiz, Mora e Cessica)

Grazie vita per queste emozioni

Curve

  In questi giorni sto rileggendo con lentezza esilarante City. Cazzo quel libro lì me lo portavo ovunque 15 anni fa, ero convinta come Shatzy di essere una piazza, di non portare in nessun luogo.

“mi viene solo in mente quella storia dei fiumi, […] e al fatto che si son messi lì a studiarli perché giustamente non gli tornava ‘sta storia che un fiume, dovendo arrivare al mare, ci metteva tutto quel tempo, cioè scelga, deliberatamente, di fare un sacco di curve, invece di puntare dritto allo scopo, […] c’è qualcosa di assurdo in tutte quelle curve, e così si sono messi a studiare la faccenda e quello che hanno scoperto alla fine, c’è da non crederci, è che qualsiasi fiume, […], prima di arrivare al mare fa esattamente una strada tre volte più lunga di quella che farebbe se andasse diritto, sbalorditivo, se ci pensi, ci mette tre volte tanto quello che sarebbe necessario, e tutto a furia di curve, appunto, solo con questo stratagemma delle curve, […] è quello che hanno scoperto con scientifica sicurezza a forza di studiare i fiumi, tutti i fiumi, hanno scoperto che non sono matti, è la loro natura di fiumi che li obbliga a quel girovagare continuo, e perfino esatto, tanto che tutti, dico tutti, alla fine, navigano per una strada tre volte più lunga del necessario, anzi, per essere esatti, tre volte virgola quattordici, giuro, il famoso pi greco, non ci volevo credere, in effetti, ma pare che sia proprio così, devi prendere la loro distanza dal mare, moltiplicarla per pi greco e hai la lunghezza della strada che effettivamente fanno, il che, ho pensato, è una gran figata, perché, ho pensato, c’è una regola per loro vuoi che non ci sia per noi, voglio dire, il meno che ti puoi aspettare è che anche per noi sia più o meno lo stesso, e che tutto questo sbandare da una parte e dall’altra, come se fossimo matti, o peggio smarriti, in realtà è il nostro modo di andare diritti, modo scientificamente esatto, e per così dire già preordinato, benché indubbiamente simile a una sequenza disordinata di errori, o ripensamenti, ma solo in apparenza perché in realtà è semplicemente il nostro modo di andare dove dobbiamo andare, il modo che è specificatamente nostro, la nostra natura, per così dire, cosa volevo dire?, quella storia dei fiumi, sì, è una storia che se ci pensi è rassicurante, io la trovo molto rassicurante, che ci sia una regola oggettiva dietro a tutte le nostre stupidate, è una cosa rassicurante, tanto che ho deciso di crederci, e allora, ecco, quel che volevo dire è che mi fa male vederti navigare curve da schifo come quella di Couverney, ma dovessi anche andare ogni volta a guardare un fiume, ogni volta, per ricordarmelo, io sempre penserò che è giusto così, e che fai bene ad andare, per quanto solo a dirlo mi venga da spaccarti la testa, ma voglio che tu vada, e sono felice che tu vada, sei un fiume forte, non ti perderai…”
Alessandro Baricco, City

Chi siamo

Siamo quello che mangiamo.

E quello che ascoltiamo, e le persone che incontriamo, i film che vediamo, la musica che ascoltiamo e i posti che frequentiamo. Diventiamo i libri che leggiamo e le amicizie con cui cresciamo, quelle che coltiviamo.

Siamo i nostri viaggi, i nostri sogni.

Siamo i nostri pensieri, quelli che pigiano la nostra mente. Siamo anche le nostre ossessioni, quelle da cui fuggiamo e quelle in cui ci rifugiamo.

Fermati e pensa a chi sei. Sei tutte le tue esperienze e sei un pezzo di tutte le persone che hai conosciuto, le emozioni che hai incontrato.

Per questa ragione qui, la regola è: leggere cose belle, avere intorno persone meravigliose, viaggiare tanto, sognare di più, stare lontani dagli stronzi e dalle persone tristi, perché senza accorgervene potreste diventare come loro, non portatevi il loro buio appresso, cercate la luce come unico chiodo fisso. Abbandonarsi alla felicità. Frequentare persone positive che sappiano trasmettere cose belle, diventarlo noi stessi!

Non me lo ricordo mai abbastanza, soprattutto durante i periodi un pochino più complicati.

So di essere fortunata, perché sono abbonata alle cose belle, con qualche nuvolina qui e lì che proprio per la sua natura nuvolosa so che prima o poi se ne andrà e quando questo succede improvvisamente un bagno di luce.

La balena bianca

Leggere rende umani. Ed è esattamente quello che succede quando ti prepari a leggere le ultime pagine del capolavoro di Melville.

Ero al mare e sono andata in spiaggia per affrontare l’ultimo capitolo: la caccia a Moby Dick. Ad alta voce, con il sole che al mattino piano piano sale, qualche lacrima che scende. É l’emozione per il capitano Ahab, per questo viaggio interiore che giunge al termine.

All’inizio del libro non la capivo la storia del capitano che non riusciva a star lontano dalla sua carnefice, non é facile comprendere.

Il capitano però é fragile, come lo sono tutti coloro che hanno sofferto tanto, pieno di crepe e dolore ovunque. Melville scriveva “tutti gli uomini tragicamente grandi sono tali attraverso qualcosa di morboso” e l’empatia cresce e finisce che gli vuoi bene. Un eroe pieno di cicatrici, che va alla scoperta del buio e caccia il suo incubo, la sua maledizione.

Mi ci vorrà ancora un po’ per metabolizzare la perdita, la sconfitta, la tragedia. Da rileggere, come tutti i classici, chissà cosa ne uscirà.

Il patto

Regalati fiori il più spesso possibile, portali a casa e mettili in vaso, ti serviranno nei giorni che sembrano meno colorati.

La sfida è continuare a ridere, a vedere le cose belle, non farti tirare giù, saranno tutti pronti per farlo, non lasciare che ciò accada, quando ci sarai riuscita avrai vinto tu.


Senti le vibrazioni e fatti guidare, allontanati da quelle negative prima che sia troppo tardi.


Bacia e dimentica.
Piangi e ricorda.


Festeggia per le piccole cose.
Amati sempre, incondizionatamente

Una partita senza regole

 

Lo vedi che poi il collasso era vicino. Avevo scritto quel post, che poi mi ero pure scordata, a inizio gennaio; descrivevo il mondo come un treno in corsa che non avrebbe retto a lungo.

E non ha retto. Bum, pezzi ovunque, tutto in gioco, la paura e l’incertezza che la fanno da padroni.

Siamo stati costretti a fermarci e a re imparare le regole. Orfani di un mondo che conoscevamo così bene, nuove regole incasinate che dobbiamo conoscere a menadito, la sensazione (terribile) di sentirsi inseguiti: diventa inevitabile pensare chi potrà aver visto la persona che sta davanti a te in fila al supermercato. Chissà a cosa porterà tutto questo, se all’inizio vedevamo i delfini nei porti e le oche selvatiche nei corsi di città trafficate che non si vedevano dai tempi della pre-industrializzazione. Cosa ci attende? Come vivremo le relazioni? Sono domande che affollano la testa, che sa riempirsi così in fretta di mille pensieri. Le puntate di Black Mirror sono spot, non c’è una fine che possa darci qualche suggerimento. Brancoliamo in una scacchiera dove si confondono indistintamente bianchi e neri

 

 

 

 

 

La solitudine degli oceani

Quella sensazione di aver capito: la stessa che srotola i pensieri dopo aver sbrogliato una matassa, risolto un indovinello

Mi sono accanita per anni a cercare di farmi capire e spesso avevo la sensazione di abbracciare il vuoto. La verità è che siamo fatti di profondità diverse, un pò come gli oceani e i mari. Ci puoi impazzire dietro a questa cosa, ma é una verità semplice, liquida

In foto il deserto che incontra l’oceano pacifico in Perù

Un treno in corsa

L’umanità è un treno in corsa

che si sta schiantando contro un muro di mare, di terra, di alberi,

e lo sta facendo con la velocità di un treno in corsa.

Non abbiamo tempo.

Per svegliarci, per tornare ad essere umani

Siamo stupidi umani

Che 50 anni fa come oggi, sfidavano altre leggi

quelle dell’orbita terrestre, per lasciare targhette d’acciaio sulla Luna

Ma tutto questo mondo

tutto quello che abbiamo

a nessuno frega nulla

Mi viene da piangere

da urlare, da impazzire

Per tutto ciò che si sbriciola

per tutto ciò che non vedremo più

Perché non ci possiamo vivere sulla Luna e

dovremo amare

il nostro bel Mondo Blu

 

 

a quel secondo in più

Non avete mai la sensazione che poteva andare diversamente?

Che se la presa fosse stata più stretta e noi avessimo retto, non saremo caduti di sotto? Che le parole che ci siamo urlati siano state troppo dure oppure del tutto assenti. Quante volte cambierei il passato, per smettere di incrociare i miei demoni nei sogni la notte. Quante volte…

Ne bastava una, una sola. Un solo messaggio per chiederti di prendere un caffè, per parlare di cosa succede. Un solo abbraccio in più e un solo litigio in meno.

Un solo secondo in più ci cambia la vita nella maggior parte dei casi